Interaction Design e Marketing per Dentsu London e Sensaa


Molto probabilmente molti di voi lo avranno già visto in giro per la rete, d’altronde la campagna è stata fatta nello scorso inverno, ma per chi invece se lo fosse perso è un’occasione utile per vari motivi. Principalmente perchè si tratta di una campagna di comunicazione di un certo impatto visivo che utilizza diversi ambiti per strutturare il suo messaggio -  sostenibilità e urban art  tra tutti.   Il Servizio oggetto della comunicazione è quello chiamato Greentomatocars“, un diverso e, soprattutto, ecologico servizio taxi.

Palcoscenico principe di questa nuova offerta di trasporto, ed ovviamente della relativa campagna di comunicazione, non poteva essere che Londra. Una città meta e culla delle più importanti avanguardie, che da sempre ci ha abituati ad un’innovatività sempre mutevole ma altrettanto costante.

Ciò che risulta interessante notare è, inoltre,  che la tecnologia usata non sia Made in Uk ma bensì  sviluppata dai cugini spagnoli della Sensaa.  Un’ulteriore manifestazione di come il percorso intrapreso, in questi anni, dalle elìte culturali e non solo della penisola iberica  sia stato segnato da una decisa svolta;  una svolta che ha permesso un notevole incremento della propria produzione culturare e facendola diventare una delle terre  più floride dell’Unione Europea.  Quella stessa Spagna che solo fino a pochi anni fa era accomunata, insieme ad altri, sotto l’aggettivo di “meridione d’Europa”, quasi sempre sinonimo di una visione negativa e mai  rispettoso della ricchezza culturale che questo meridione possiede.

Dicevamo, quindi, un’Azienda o agenzia di Madrid , che dir si voglia, che ha come mission precisa quella di

“Progettare e realizzare esperienze interattive multi sensoriali che raccontino storie, stimolino i sensi e creino relazioni in grado di evocare sentimenti”

Mission decisamente ardita, che ha come obiettivo l’immersione totale dell’utente in esperienze in grado di attirarlo nella creazione di ricordi e memorie durature. Per fare tutto questo i ragazzi di Sensaa utilizzano le più disparate tecniche di Interaction design e a vedere dai risultati ci riescono benissimo.

Di fronte a una tale missione l’agenzia londinese Dentsu non ci ha messo molto ad ingaggiarli per la campagna Lighter On London, in merito appunto al servizio Greentomatocars ed ecco quello che ne è venuto fuori.

Un video innovativo, d’impatto che ridisegna alcuni degli angoli più dark di Londra, tra cui la Battersea power station, (vediamo se la riconoscete e in quale album fa da copertina?)  con una tecnica laser di murales, che permette di conciliare il messaggio voluto con il principale punto di differenza del nuovo servizio di taxi, ovvero, la sostenibilità garantita dall’utilizzo di auto ibride quali appunto le Toyota Prius Hybrid.

Per quanto riguarda, invece, i ragazzi di Sensaa essi cercano sempre di migliorarsi e di trovare soluzioni nuove e utili al loro scopo principale e cioè quello di creare esperienze interattive, sia individuali e sia collettive perchè sono alquanto determinati nel credere che nessun compito sia impossibile basta che ci sia la voglia di arrivare più lontano e più velocemente degli altri.

 

 

Andy Bd

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A maggio appuntamento con l’urban art, ritorna Lumen


Torna anche quest’anno l’appuntamento con l’urban art di Lumen e questa volta la cosa si fa seria, nonchè cool come è da sempre nello spirito degli organizzatori: Satoboy Clt e Ziguline.

L’arte da sempre è un veicolo per manifestare malesseri e gioie del cosiddetto “spirito del tempo” e quest’anno non poteva non essere espresso attraverso il concetto di “sostenibilità“.  Leggi l’articolo completo

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Coca Cola vs Pepsi: the Battle of the Titans


La seconda metà del secolo scorso è stata caratterizzata da molti duelli. Sfide di tutti i generi che hanno visto “giganti” darsi battaglie in tutti i campi.

Usa vs URSS

Nintendo vs Sega

Pete Sampras vs Andrè Agassi

Holly Hutton vs Mark Lenders

Beatles vs Rolling Stones

Autobots vs Decepticons

…e potrei procedere all’infinito.

Ma quella che più di tutti ha diviso la popolazione mondiale e che tutt’ora non vede un vincitore è senz’altro la sfida tra Coca Cola e Pepsi. Guardate un pò qua…

Mr. Grass

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CALL YOUR PERSONAL JESUS


Correvano gli anni Ottanta, le tastiere e i sintetizzatori la facevano da padrone nelle classifiche di tutta Europa: c’era chi utilizzava il sound elettronico per far ballare gli attuali over40 in discoteca, c’era chi aveva addirittura azzardato a miscelarlo con l’heavy metal, e chi invece continuava a percorrere la propria strada scrivendo musica lontana dai filoni commerciali e spesso controcorrente rispetto alle tendenze del momento riscuotendo ben poche lodi da parte della critica.

Questa era la cosiddetta corrente post-punk, synth pop, synth rock o meglio conosciuta semplicemente come New Wave. Portabandiera del genere, gruppi passati alla storia come Joy Division, New Order, ma soprattutto Depeche Mode. Questi ultimi nell’agosto 1989 lanciarono uno dei loro singoli che da molti è ritenuto il loro brano più celebre: Personal Jesus.

Registrato ai Logic Studios di Milano, il brano anticipò di sei mesi l’uscita del best seller Violator. Per lanciare il singolo nel Regno Unito fu realizzata un’anomala ed innovativa campagna pubblicitaria che destò scalpore.

Le più grandi città britanniche furono tappezzate di enormi cartelli pubblicitari che contenevano la scritta a caratteri cubitali: “CALL YOUR PERSONAL JESUS”. Seguiva un numero di telefono. Si dice che furono centinaia di migliaia le telefonate di curiosi, che al termine del secondo squillo sentivano partire le prime ipnotiche note del nuovo brano del gruppo inglese.

All’epoca venne semplicemente definita “pubblicità”, oggi l’avremmo catalogata magari come un’azione di “guerrilla”. Perdete tempo pure a scervellarvi su come etichettarla e quindi chiamatela come volete, ma intanto dovete sapere che più o meno “ispirandosi” (da leggere “copiando”) a quella iniziativa, ai giorni nostri la Sony tramite qualche strapagato marketing manager o creativo pubblicitario ha “realizzato” questa roba qui.

No comment.

TANNER

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UMBRO E KASABIAN: UNA GUERRILLA SFACCIATAMENTE MONDIALE


È Febbre Mondiale!

O più che febbre un’epatite verrebbe da dire visti i risultati e le sorprese di questa competizione, ma ciò che non è cambiato anche quest’anno è che come sempre, in questi giorni tutti improvvisamente sono divenuti esperti di calcio internazionali, in molti avevano già previsto un torneo in salita per le grandi squadre, le ragazze sorprendentemente si dimostrano informatissime sui giocatori sudamericani e i media impazzano con pubblicità, rubriche e salotti Mondiali.

Dal punto di vista commerciale i soliti grandi marchi si sono fatti avanti promuovendo i propri brand in ogni spazio pubblicitario: celebri loghi di bevande, integratori, automobili, carte di credito e banche impazzano in tv, sui giornali, sugli autobus, sulle magliette, per strada, ma soprattutto dentro e fuori dal campo. Poi ci sono le aziende d’abbigliamento sportivo, che hanno preferito lanciare nuove calzature o nuovi palloni da gara al limite della decenza quest’anno (il riferimento alle orrende scarpe Nike arancio-blu-viola e il leggerissimo pallone Adidas Jambulani è assolutamente voluto), oppure hanno preferito investire con alto livello di rischio come ha fatto la Legea, azienda di Pompei , che ha vestito nientemeno che la nazionale nordcoreana!

Ma in quanto a comunicazione, nonostante gli spot (che ormai sembrano dei cortometraggi) realizzati dai colossi Nike ed Adidas per le loro campagne, c’è un’azienda britannica che si è divertita a lanciare la nuova maglietta della nazionale inglese con una campagna di guerrilla davvero sfacciata: la Umbro.
Prendete una rock band molto popolare in Inghilterra ed Europa, i Kasabian, che hanno un cantante con una tremenda faccia da schiaffi, pescateli durante una data sold-out del tour 2010, magari in una città come Parigi, capitale degli eterni rivali calcistici d’oltremanica, mettetegli indosso la divisa della nazionale inglese, rigorosamente rossa perché da trasferta, e fategli intonare On fire, una hit che sia “in linea” (o in sintonia – ambedue pessime battute) con il nuovo capo d’abbigliamento da lanciare.

In Inghilterra hanno gradito la geniale e sfacciata sortita, in Francia ovviamente no. Chiamatela guerrilla, chiamatela presa in giro, in ogni caso è andata così…

TANNER

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Venerdì sera? “Non lo so”


Faccio questo post, un pò inutile all’apparenza, e forse anche nell’essenza, per farci una risata e proporre un’idea.

Il tormentone del week-end: “Cosa fai stasera?

Provate a fare questa domanda in giro, tra amici, colleghi, conoscenti. Domandate loro in che locale andranno stasera che è venerdì. Provate a chiedere come trascorreranno la serata.

La maggior parte delle persone vi risponderanno “non lo so”. Vuoi per la consuetudine di organizzare tutto all’ultimo momento. Vuoi per la stanchezza dovuta alla settimana di stress. Vuoi per la voglia di non voler prendere il telefono e fare 200 telefonate. Vuoi perchè non si riesce a mettere d’accordo gli amici.

Ebbene, pensate che pubblicità indiretta potrebbe avere un bar, un locale, un discopub che si chiamasse “Non Lo So”. Basterebbe solo far conoscere il nome del locale con una buona propaganda e poi si risparmierebbe molto in pubblicità, avendo una strategia promozionale già nel nome stesso, a prescindere dal tipo di target a cui rivolgersi. Il locale in questione diventerebbe presto un “top of mind”. Una risposta immediata al pensiero del venerdì o del sabato sera, quando per forza bisogna fare qualcosa e andare in qualche posto figo.

All’80% delle domande “cosa fai stasera?”, il primo pensiero sarebbe rivolto allocale in questione: “non lo so”.

Mr.Grass

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Quella barba da un milione di Dollari


Erano gli anni Ottanta, il mondo della musica era invaso da sintetizzatori e cantanti cotonati, in classifica la discomusic si stava facendo lentamente da parte per dare spazio ad una miriade di gruppi Glam molto colorati ed appariscenti.
Anche se era troppo presto per parlare di marketing, soprattutto in campo musicale, quel periodo viene ricordato particolarmente per un aneddoto che coinvolse la Gillette, celebre azienda produttrice di rasoi, e un gruppo texano di rock ‘n roll molto blueseggiante, gli ZZ TOP.

Questi ultimi sono passati alla storia per alcuni brani come LA Grange, Gimme all your lovin’, e Legs; ma vengono ricordati anche per il loro look inimitabile fatto di cappelli da Cowboy, occhiali da sole e lunghissime barbe. E proprio le barbe furono nel 1984 al centro della vicenda che mai nessuno ha osato ufficializzare ma che spopola nel mondo del rock tra interviste e biografie: la Gillette, per dare vita ad una campagna di comunicazione molto ad effetto, offrì nientemeno che un milione di Dollari alla band per tagliarsi la barba. In nome del rock and roll Hill e Gibbons rifiutarono l’offerta, dato che ormai era divenuta il loro marchio di riconoscimento.

Perché poi farsi crescere la barba? Non c’è nessun motivo ovviamente, è pura casualità visto che il bassista ed il chitarrista degli ZZ Top si trovarono casualmente entrambi con una lunga barba incolta dopo due anni di pausa presi dal gruppo a fine anni ‘70. E pensare che, ironia della sorte, il batterista della band si chiama Beard, che in inglese vuol dire barba, ma porta solamente due corti baffi! Si dice poi che la Gillette ci abbia riprovato, intanto loro nonostante la veneranda età continuano a girare il mondo con tanto di blues, rock, stivali, cappelli, occhiali…e barbe!

Ad oggi, quale cantante potrebbe mai rifiutare un offerta del genere?

TANNER

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